Covid-19: La caduta delle illusioni

Un punto di vista Astrologico

21/04/2020 - 21/04/2020

COVID-19 : LA CADUTA DELLE ILLUSIONI
Un punto di vista Astrologico

di Tiziana Vidussi: Astrologa, Counselor Olistico, Laureata in Filosofia

In questi giorni stra-ordinari, ovvero che si pongono al di fuori della “ordinarietà” del tranquillo e rassicurante tran-tran quotidiano, da più parti mi sono sentita chiedere se vi fossero dei segnali astrologici, delle configurazioni particolari, delle “avvisaglie stellari” potremmo dire, che lasciassero presagire quello che poi è avvenuto: una pandemia di portata mondiale che ha paralizzato, e continuerà a paralizzare per chissà ancora quanto tempo, buona parte del mondo occidentale e non solo, lasciando dietro di sé una scia di morti e seminando paura e angoscia in gran parte della popolazione.
La prima risposta che mi è uscita di getto, senza neanche troppo pensarci, è stata che non occorre scomodare l’Astrologia per capire che già da tempo i segnali di un imminente cambiamento c’erano tutti, solo che parafrasando un noto proverbio “non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere” e in effetti, improvvisamente tutto quello che per decenni abbiamo scansato, evitato, insabbiato per bene sotto la pseudo sicurezza di una vita ordinata e “normale” sta uscendo fuori con inaudita violenza e ci colpisce lasciandoci sgomenti, fragili ed impauriti. Non eravamo preparati ad una catastrofe simile, si dice, ma è davvero così?

Non è che forse siamo stati tutti vittime e complici di un’illusione collettiva, quella che ci voleva tutti felici, padroni della nostra vita e fieri della nostra illimitata e sbandierata libertà? Quell’illusione che ci ha consentito di vivere sfruttando e depauperando a dismisura le risorse del pianeta al punto che non ci toccano più di tanto le immagini dei ghiacciai perenni che si stanno sciogliendo, degli oceani ridotti ad immense discariche di immondizie, della deforestazione selvaggia – pensare che l’Amazzonia, o quello che di essa rimane, era considerata il polmone verde del pianeta e una sorta di antivirus naturale! Per non parlare poi dell’inquinamento dell’aria che respiriamo con le famigerate concentrazioni di PM 10 i cui livelli massimi consentiti vengono normalmente superati lasciandoci per lo più indifferenti e apatici…e questo solo per quanto concerne l’ambiente, la nostra casa comune, se volessimo poi volgere uno sguardo alle condizioni di estrema povertà e miseria in cui versa tanta parte dell’umanità, vittima di guerre carestie fame e malnutrizione e non da ultima, vittima pure del nostro colpevole disinteresse, c’è da chiedersi sgomenti se non siamo davvero diventati tutti ciechi come i protagonisti del famoso romanzo di Saramago, “ciechi che pur vedendo, non vedono”.

Come afferma l’ultimo rapporto pubblicato recentemente dal WWF, esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura; questa pandemia quindi non sarebbe frutto del caso bensì conseguenza indiretta del nostro sciagurato e folle impatto sugli ecosistemi naturali, e quindi su tutte le attività umane, in primis sulla nostra salute.
Anche il Papa, seppur tardivamente, qualche giorno fa ha sottolineato con le parole “pensavamo di rimanere sani in un mondo malato” questa inscindibile relazione tra uomo e natura, tra microcosmo e macrocosmo: era ora! Ma dovevamo arrivare a questo punto per accorgerci che siamo malati in un mondo che abbiamo reso noi tutti malato?? Forse è proprio così, forse questo virus, al di là di ciò che qualcuno può pensare (fabbricato in laboratorio o meno) ci vuole dire qualcosa, ci sta insegnando qualcosa; si è manifestato in questo periodo critico come un estremo avvertimento “Attenzione, non potete continuare ad andare avanti in questo scellerato modo, dovete cambiare rotta!” Sembra infatti che noi umani siamo restii al cambiamento, più di quanto ci piaccia pensare, per cui questo era l’unico, seppur drammatico modo, per farci prendere coscienza che così non si può continuare: “Stop, fermi tutti”! 
Questo il suo grido disperato! 

E’ giunto il momento di riordinare le priorità della nostra vita e i nostri valori, che poi sono le basi su cui costruiamo le nostre esistenze: per che cosa viviamo? Quali sono le cose che davvero contano, quali i nostri ideali, le nostre aspirazioni? Può bastarci una vita spesa sempre di corsa, in affanno, in una cronica mancanza di tempo e in compagnia costante di un’ansia divorante che non ci sappiamo spiegare, ma che origina semplicemente dall’aver perso il significato profondo e la motivazione del nostro esistere?
Come mai nella nostra opulenta civiltà abbiamo così tanto, molto più del necessario, eppure siamo così tanto depressi? Cos’è che potrebbe ridarci la gioia di vivere che sembra scomparsa dai nostri sguardi e dai nostri cuori? Siamo ancora in grado di scorgere la Bellezza, fuori e dentro di noi? Di che cosa ci prendiamo cura, dove dirigiamo la nostra attenzione consapevole? Bene, in questo periodo possiamo provare a porci qualche domanda, senza preoccuparci delle risposte, che giungeranno al momento opportuno, e magari nel frattempo imparare a stare nell’incertezza, nella precarietà che questi tempi ci costringono ad affrontare, anche se fa male, anche se non siamo abituati, perché la verità è che del domani non abbiamo alcuna sicurezza e/o certezza, anche se fingiamo che non sia così e ci comportiamo come se fossimo eterni. 

Imparare a dare valore al Tempo, che è Vita, e quindi rallentare, per pensare, riflettere, respirare a fondo – a proposito di respiro, ricordo che per la medicina psicosomatica i polmoni, gli organi bersagliati dal virus, sono legati al senso della libertà, che ci è stata bruscamente tolta per decreto, mentre per la Medicina Tradizionale Cinese sono correlati alla tristezza, il sottofondo emotivo del nostro mal-essere quotidiano - e ancora, rallentare per ascoltare e ascoltarci, per scegliere ponderatamente e non farci manipolare dal conformismo dilagante, rallentare per amare, per accorgersi di essere vivi prima di morire vegetando. Perché certo, si muore comunque, anche se la sensazione al momento è che si muoia solo di coronavirus e che tutte le altre patologie siano misteriosamente scomparse, ogni giorno assistiamo alla conta dei morti come fosse un bollettino di guerra, eppure ogni anno in Italia muoiono più di seicentomila persone! Forse quello che questa pandemia ci sta mettendo dolorosamente davanti agli occhi è qualcosa che solitamente preferiamo non guardare, ovvero l’estrema brevità e fragilità della nostra vita ma è proprio dalla consapevolezza che la morte è un processo naturale, che fa parte del ciclo eterno della vita, e che l’impermanenza è la legge che governa questo mondo impermanente, che si dovrebbe ripartire.

Per tornare alla domanda iniziale, se cioè astrologicamente ci fosse il sentore di quanto accaduto, già nel mio precedente articolo avevo scritto che l’entrata del pianeta Urano in Toro avvenuta a marzo dello scorso anno costituiva una specie di ultimatum al fine di “trovare urgentemente nuovi modi di vivere più rispettosi e in linea con i ritmi di Madre Terra“ (Madre Terra che è correlata al segno venusiano del Toro, segno femminile per antonomasia collegato al mito della Grande Madre, e per estensione alla capacità di cura, di accoglienza, di nutrimento); inoltre, dall’inizio dell’anno, è attiva una triplice congiunzione nel segno del Capricorno, segno connaturato allo Stato, al Potere istituzionale e alla gestione delle risorse comuni, che vede protagonisti principali Plutone, (il sovrano del Regno delle ombre, Dio della morte e della trasformazione) e Saturno (La legge, i Limiti, il senso del Dovere,) ai quali si affianca a più riprese Giove (lungimiranza, fiducia) - ricordiamo che l’astrologia umanistica considera ciascun pianeta un archetipo, un simbolo interiore dotato di una sua specifica qualità energetica.

In Capricorno, la congiunzione (che è un particolare aspetto astrologico che avviene quando due pianeti “viaggiano” insieme per un lasso più o meno lungo di tempo, scambiandosi le rispettive frequenze energetiche) tra due pianeti così potenti quali Plutone e Saturno, è molto rara e significativa (si pensi che l’ultima è avvenuta nel lontano 1516!) e nell’attuale configurazione segnala la crisi di un sistema che è stato caratterizzato da una sorta di ubriacatura a livello economico-finanziario, dato che ha illuso quasi tutto il mondo che le cose sarebbero potute continuare nello stesso modo per sempre; il fatto che Saturno abbia di fatto “scavalcato” Plutone indica che siamo di fronte ad un inversione del ciclo, con la necessità di operare una profonda trasformazione nel modo di vivere, di trattare le risorse e nelle modalità di distribuirle tra i vari paesi. Tale inversione non potrà essere rimandata a lungo anche se ci saranno sicuramente grandi ostacoli dato che chi controlla l’economia mondiale non accetterà con facilità le trasformazioni che dovranno inevitabilmente avvenire negli anni futuri. Giove, che transita anch’esso in Capricorno da dicembre dello scorso anno, avvalendosi della complicità di Urano dal segno “amico” del Toro, non farà altro che espandere ed enfatizzare tale processo invitandoci a rischiare, ad abbandonare il certo per l’incerto, sfidando la prudenza del mondo ordinario (Saturno) e costringendoci a mettere in discussione tutte le convinzioni e le credenze limitanti e il sistema di (falsi) valori su cui abbiamo impostato e costruito la nostra vita.

E, a proposito di valori, sappiamo che il virus sferza un attacco fortissimo al nostro sistema immunitario e che, come ogni altro essere vivente, per sopravvivere ha bisogno di riprodursi, di espandersi, di conquistare; va da sé che troverà terreno fertile in sistemi immunitari fragili e indeboliti; (non a caso la popolazione maggiormente colpita risulta essere quella degli anziani, i più vulnerabili).

Il sistema immunitario – governato da Nettuno - è preposto alla difesa della nostra identità e forse, dal momento che l’Italia risulta il paese maggiormente colpito dalla pandemia, sarebbe necessaria una seria riflessione a riguardo: forse che collettivamente, come popolo, abbiamo in questi ultimi anni perduto la nostra identità, ossia i nostri valori? Quei valori semplici eppure profondi che ci hanno contraddistinto da sempre? Mi riferisco alla generosità, alla cooperazione, alla condivisione a scapito di una chiusura sempre più marcata del nostro piccolo orticello e delle nostre presunte sicurezze, forse dobbiamo trovare un vero senso di comunità e di appartenenza concreto, non solo a parole, ma nei fatti.

Sarebbe bello che da tutto questo sconquasso potesse fiorire un nuovo Rinascimento che proprio a partire dall’Italia si espandesse e contagiasse il Mondo Intero! Lo abbiamo già fatto una volta, perché non dovremmo essere capaci di rifarlo una seconda? Prima però ci aspetta un duro e lungo lavoro, che dovrebbe iniziare con il rimettere l’economia, che al giorno d’oggi domina il mondo, al posto che naturalmente le compete, ovvero al servizio della vita e del consorzio umano e non al contrario come avviene adesso, ricordando che essa è preposta al soddisfacimento dei bisogni reali umani anche se tutti sembrano averlo scordato (dal greco “oikos – nomos”, governo della casa, dell’ambiente domestico ); conseguentemente dovremmo pensare ad un sistema post-capitalista al cui centro vi sia l’uomo e non il capitale! Utopia? Idealismo? Forse, ma sono state le grandi idee che hanno cambiato il mondo!

In tutto questo lungo faticoso e doloroso processo, avremo dalla nostra parte Nettuno (la Trascendenza, l’anelito al Divino) pianeta che da diversi anni transita il suo segno di elezione, il mistico spirituale e trasognato Pesci. Nettuno in questa sede “privilegiata “ ci sta chiedendo a gran voce di rimettere al centro di ogni nostro pensiero e di ogni nostra finalità la Vita, la compassione che ci dobbiamo l’uno con l’altro per prepararci ad entrare nella nuova Era dell’Acquario, che ci dovrebbe trovare pronti, rinnovati nel corpo e nello spirito, solidali e collaborativi, soprattutto maggiormente consapevoli del nostro potere personale (Plutone) che troppo spesso negli ultimi tempi abbiamo delegato all’esterno: riappropriarci della nostra forza interiore e della nostra intrinseca capacità di agire, vigili osservatori di tutto quanto accade per cooperare in piena autonomia, e con vivo senso di responsabilità, a costruire il mondo nuovo che vogliamo vivere nel prossimo futuro, ognuno di noi una tessera unica e preziosa del grande puzzle dell’umanità, riuscendo infine a mettere davvero in pratica quella bellissima definizione di libertà coniata tanti anni fa da un grande uomo, prima che grande artista, in una sua geniale canzone: “Libertà è partecipazione” (Giorgio Gaber, Acquario).

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